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Le trote
L'oggetto del desiderio di ogni pescatore si divide in cinque categorie fondamentali. In questa pagina potete scegliere quella che vi interessa di più e troverete una descrizione dettagliata con una foto che la riguarda.

 

TROTA FARIO (Salmo Trutta)


TROTA IRIDEA (Salmo Trutta Gairdnerii)


SalmerinoSALMERINO   (Salvelinus Alpinus)



TROTA MARMORATA (Trutta Marmoratus)



TROTA LACUSTRE (Salmo Trutta Lacustris)

IBRIDI 


Trota iridea  

Originaria del Nord America, è stata introdotta nelle nostre acque verso la fine del secolo scorso divenendo subito oggetto d'allevamento intensivo grazie alla crescita veloce.
Sul principio l’immissione in acque libere dette ovunque risultati deludenti, per l’incapacità dell’iridea di riprodursi nelle nostre acque, ma, a differenza della fario, la più facile possibilità di allevarla artificialmente dette poi il via ad una vera e propria industria di troticoltura, sia per ripopolare i corsi d’acqua, sia per incrementare un mercato ittico in continua espansione.
Simile nell’aspetto alla fario, l’iridea ha però il corpo più slanciato, muso più tozzo e testa più piccola.
La livrea è sovente caratterizzata da una colorazione rosata lungo tutta la linea laterale e da un elevato numero di macchie nere distribuite lungo i fianchi. Il dorso è generalmente grigio-bluastro o blu-verdastro con i fianchi argentei, il ventre è bianco. L’iridea è più resistente della fario, tollera acque con temperature più elevate e con valori d'ossigeno minori. Può raggiungere gli otto chilogrammi di peso e la sua alimentazione può dirsi onnivora.
Più vorace della fario, l’iridea ha le stesse abitudini alimentari : larve, insetti, vermi, crostacei, pesciolini e soprattutto predilige come esca le uova di salmone.
D'indole meno pigra e diffidente della fario, spesso si avvicina anche agli stivali dei pescatori.
Le zone in cui le iridee sono più frequenti sono le acque schiumose, ai margini delle correnti più forti, dietro i sassi ; rispetto alla fario, si dimostra più mobile e predilige le correnti piuttosto uniformi e non troppo violente dove può anche condurre vita di gruppo. Per pescarla con successo la cosa più importante è la rotazione dell’esca, innescate due camole del miele oppure, dove è consentito, l’accoppiata camola-uova di salmone, in modo che girino perfettamente, cercatela in fondo alle buche, ai limiti delle mollaie.
Incominciate con una passata naturale, se non sentite nessuna "toccata" allora provate a recuperare l’esca contro corrente a strappi facendola passare ai lati dei sassi, se in quella zona c’è una trota in caccia vedrete che non si farà attendere. Ottimi risultati si possono avere anche dal pesciolino, lasciate perdere il verme.

 




SALMERINO ALPINO (Salvelinus Alpinus)



Il salmerino alpino e una specie autoctona delle nostre acque d’alta montagna delle Alpi centrorientali, dove tende a formare comunità ittiche con la sanguinerola, la quale costituisce anche la sua fonte alimentare primaria.
E’ simile alla trota sebbene il corpo nel complesso sia più tondeggiante con testa più massiccia.
Il muso è arrotondato con la bocca ampia e armata di denti ricurvi disposti sulle mascelle e sulla lingua. La colorazione è piuttosto uniforme, tendente al bruno o al grigio piombo. Sui fianchi e sul dorso sono presenti delle piccole macchioline giallastre o color crema, la pinna dorsale è priva di macchie. Le pinne ventrali, pettorali e anale sono di color giallo carico o arancione, con il

 bordo orlato di bianco; la disposizione è la stessa di quella della fario.

Salmerino Americano

Il ventre del maschio, normalmente bianco, durante il periodo della riproduzione cambia il colore diventando rosso.  Vive nelle acque gelide dei laghetti d’alta montagna e in quelle profonde dei laghi prealpini, fra i 50 e i 200 metri di profondità. Ha abitudini gregarie tendendo però all’isolamento quando invecchia.
Vuole acque molto ossigenate e non superiori ai 18 °C. L’ambiente in cui vive condiziona molto il periodo della riproduzione che può incominciare talvolta anche a gennaio. Si nutre da giovane quasi esclusivamente di plancton, da adulto predilige, vermi, crostacei, molluschi, pesciolini e insetti terrestri. Bisogna cercarlo sui fondali rocciosi verticali, terrazzati, cosparsi di massi e ghiaia, invece nei fiumi si trova nell’ambiente della fario nascosto sotto i sassi o tra gli alberi caduti nell’acqua, in mancanza di questi nelle buche più profonde e calme.
Nei laghi è meglio pescare da promontori o dalla barca per avere più campo d’azione, si pesca al tocco con galleggiante scorrevole o a fondo, trainando lievemente l’esca (specialmente se morta), utilizzando grossi vermi, camole del miele e pesciolini.
L’abboccata è meno decisa di quello della trota, tende a prendere l’esca in bocca e a fermarsi sul fondo, la reazione è tenace e forte.
Al salmerino alpino ultimamente si è affiancata un’altra specie lacustre originaria dell’America Settentrionale, il salmerino canadese (Salvelinus namaycush), immesso in alcuni laghi d’alta quota dove si è rivelato essere una minaccia per la fauna già esistente a causa della sua indole spiccatamente carnivora. Un altro salmerino immesso recentemente è il salmerino di fonte (Salvelinus fontinalis), più piccolo dei precedenti, è caratterizzato da una livrea molto vivace e da una notevole aggressività, per questo è molto usato nelle gare.

Salmerino di Fonte

Ibridi

Gli ibridi sono trote generate dall'accoppiamento di altre trote appartenenti allo stesso genere ma di specie diverse, oppure differenti anche nel genere. Il primo tipo sono rinvenibili spesso in natura e sono fertili, cioè si sono accoppiati e si possono accoppiare e riprodurre autonomamente; i secondi, invece, sono dovuti a selezioni artificiali operate dall'uomo e sono il più delle volte sterili.
L'ibrido per eccellenza nelle trote è senza dubbio quello tra la Trota Marmorata e la Trota Fario. Questo deriva dall'accoppiamento di individui appartenenti allo stesso genere (Salmo) ma a semispecie differenti.
L'Ibrido tra queste due trote è oramai molto diffuso, avviene in natura autonomamente senza l'intervento dell'uomo, ma è stato lo stesso uomo a renderlo possibile a causa delle continue semine di Trote Fario all'interno dell'ambiente della Marmorata. Presenta caratteristiche particolari essendo appunto un ibrido, sicuramente inquina con la sua presenza la purezza del ceppo "padano" riconosciuta da tutti per la furbizia e la capacità di crescita e sopravvivenza maggiore delle altre trote.
La colorazione degli individui è spesso molto bella e più vivace di quella dei genitori puri, per esempio, sulla livrea marmorizzata classica della Marmorata, appaiono, a seconda della predominanza dei caratteri dell'una o dell'altra semispecie d'appartenenza, dei punti rossi e neri più o meno numerosi, tipici della Trota Fario.

MarmorataTrota marmorata (pura)= negli esemplari adulti è rigorosa l'assenza di bollini rotondeggianti; negli esemplari giovani (sino a 25-28 cm) tali bollini possono comparire e comunque tendono a scomparire al raggiungimento dell'età adulta. Generalmente il profilo è longilineo, scarsamente arcuato e la testa è più grossa.

1a generazioneIbrido Trota Fario x Trota Marmorata (M. 1 generazione)= soggetto con caratteristiche di Trota Marmorata ma presenta alcune rotture delle venature marmoreggiate, in modo particolare dell'opercolo.

2a generazioneIbrido trota fario x M.1 (M.2 generazione)= soggetto con evidente rottura delle venature marmoreggiate e presenta bollini, specialmente in prossimità dell'opercolo. Generalmente di colore sbiadito, sono più frequenti le macchie rosa-rosse o nere dai margini comunque confusi.

3a generazioneIbrido Trota Fario x M.2 (M. 3 generazione)= soggetto molto simile nella livrea alla Trota fario nel quale si riesce però a distinguere la fusione dei bollini rossi e neri. La testa comi si può notare tende sempre più ad arrotondarsi fino ad acquistare la forma tipica della Fario.

4a generazioneTrota Fario (pura)= è caratterizzata da un elevato polimorfismo;generalmente presenta sui fianchi un certo numero di bollini rotondeggianti rossi o neri dai contorni sempre definiti. La colorazione di fondo varia dal grigio molto chiaro al grigio nero, e in ogni caso, i bollini non mostrano mai segni di fusione

 

Nell'ibrido tra la Trota Fario femmina e il Salmerino di Fonte maschio (Trota Tigre), nel disegno del corpo prevalgono le linee sinuose e ondulate del dorso del Salmerino che ricordano la livrea della Marmorata.

Traota Tigre (da Pesca In)


 

 Trota fario

La trota fario è un salmonide indigeno delle nostre acque montane.
Tra tutti i salmonidi è il più apprezzato e pescato dai pescatori, quello forse anche più adattabile tant'è vero che lo si può trovare da oltre 2000 ms.l.m ad altezza zero del mare.
Il suo corpo è slanciato ed elegante compresso ai lati, la testa, robusta ma non molto grande, è munita di un'ampia bocca più sviluppata nel maschio che non nella femmina.
Negli esemplari adulti la mascella inferiore è più lunga che quella superiore formando nei maschi il così detto "becco". Le pinne si presentano abbastanza sviluppate, gli occhi neri bordati di giallo. La livrea della fario varia secondo l'habitat, dall’alimentazione e dalla luce che favorisce una più o meno elevata quantità di macchie rosse e nere. Normalmente nei torrenti di montagna, la sua tinta di fondo è generalmente verde scuro con fianchi giallo-dorato, in pianura tende sul grigio.
La fario, di indole piuttosto timida e sospettosa tende a difendere molto energicamente il posto di caccia, rifugge dalla luce forte e per questo è sempre alla ricerca di zone riparate dal sole.
Si alimenta soprattutto di vermi, insetti, crostacei e, in età adulta, anche di pesciolini. Ad inizio stagione, quando la portata d’acqua dei torrenti è ancora scarsa e con le temperature rigide, la ricerca della fario è del tutto sconsigliata. Infatti, il freddo inibisce le trote riducendo notevolmente il loro appetito. Per tutto l’inverno, dunque, la fario resta intanata tra i sassi e le radici, poi con l’inizio della stagione primaverile, riprende l’attività.

Trota fario

Nel periodo dell’apertura, se la voglia di riprendere in mano la canna da pesca dopo mesi di inattività, è cosi impellente, il posto migliore per tentare qualche cattura è sicuramente il fondo valle dato che la temperatura dell’acqua è maggiore. Tutti pensano che il momento migliore per andare a pescare sia la mattina presto ; questo è valido in estate, ma durante le prime settimane dall’apertura dei fiumi è un grave errore perché la trota a causa della bassa temperatura dell’acqua, tende ad uscire dalla tana quando il sole incomincia a scaldare l’acqua.
Quindi non fatevi prendere dalla foga di andare a pescare prestissimo la mattina rovinando probabilmente un ottimo posto, aspettate che il sole sia alto in cielo.
Da aprile a maggio, quando la massa d’acqua dei torrenti è più corposa, la Fario inizia ad abbandonare la tana, questo è il momento giusto per fare belle catture dato che il pesce uscito dall’inverno e dal periodo della riproduzione vuole recuperare il peso perduto cibandosi voracemente. L’esca migliore è il pesciolino, essendo voluminoso e quindi appetibile alla trota innescato in modo che giri  in corrente e recuperato a strappi vicino ai sassi e alle radici, anche un grosso verme può dare ottimi risultati.
In questo periodo avviene una condizione meteorologica assai favorevole alle catture : il temporale.
Allora l’acqua s'intorbidisce e le fario escono tutte a caccia, non badano troppo al sottile, si muovono in fretta aggredendo ogni boccone commestibile. Con l’inizio dell’estate, calano i livelli dei corsi d’acqua e la temperatura si fa alta. La fario la troviamo soprattutto la mattina presto o la sera, si allontana dal rifugio anche per parecchi metri, corre velocemente in tutte le direzioni, attacca l’esca e cerca di portarla via.
Questo è il periodo migliore per tentare anche nei ruscelli d’alta montagna la ricerca delle ruspanti (consiglio di liberarle perché non c’è nessuno che semina le trote in montagna). Anche in estate, le condizioni migliori per la pesca della fario sono quelle che seguono un temporale quando l’improvvisa piena smuove il fondo e intorbidisce l’acqua. In autunno, le trote riprendono a mangiare freneticamente sentendo ormai vicino l’inverno e il periodo della "frega" (riproduzione), si ripete un po’ ciò che succede in primavera, con l’unica variante che si nutrono ancora all’alba e al tramonto.


 

TROTA MARMORATA (Salmo Trutta Marmoratus)



E' il maggiore dei salmonidi italiani, in quanto è in grado di raggiungere e superare i 10 kg e il metro di lunghezza.
Le differenze rispetto alle altre trote sono un aspetto più slanciato il capo più allungato e la bocca è più ampia che nella fario ed è dotata di denti conici lievemente uncinati.
La livrea è marmorea (da cui il nome), facilmente riconoscibile per la totale assenza di punti o macchie isolati e per la presenza di linee ondulate (marmorizzature) continue di colore scuro che separano spazi più chiari madreperlacei. Il dorso è grigio-azzurro scuro, con riflessi argentei specialmente sui lati, il ventre è chiaro e sfuma dal giallo al bianco.
 

Marmorata

TROTA LACUSTRE (Salmo Trutta Lacustris)

 

La trota di lago, che raggiunge le massime dimensioni fra tutti i salmonidi delle nostre acque interne, è simile nella sua conformazione alla trota fario.
Ha però un corpo più allungato, la testa molto sviluppata in proporzione al corpo, il muso é breve, la bocca ampia e la mascella potente. Gli occhi sono più grandi di quelli della fario, la coda è possente con il margine poco falcato.
Il dorso è di tinta variabile, ma la tonalità di base è grigiastra, con sfumature azzurre. Le parti basse hanno sempre riflessi argentei. Picchiettature o punteggiature nere a forma di X sono sparse sul dorso, sui fianchi e sulle pinne. Le squame sono disposte in file regolari ; la linea mediana è ben visibile. Le pinne sono grigiastre, quella dorsale è annerita alla base.
D'indole solitaria, è meno esigente delle altre trote in fatto d'ossigeno, predilige le coste verticali rocciose, cosparse di anfratti e tane subacquee dove trova rifugio. Non si avvicina mai alla riva e difficilmente sale in superficie, staziona oltre i 50 metri di profondità nei laghi prealpini dell’Italia del Nord.
La trota di lago esclusivamente carnivora, predilige solitamente pesci come vaironi o alborelle ma anche gamberetti. Più che sportiva, la pesca di questi grossi pesci è occupazione da professionisti.
L’unico modo per tentare qualche cattura a tocco e quella di usare
una grossa alborella innescata in modo che giri contro corrente e pescare in inverno o al massimo in primavera dove il fiume sfocia nel lago, qui, infatti, le femmine, seguite poi dai maschi risalgono il corso d’acqua per deporre le uova.

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